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15/06/2006 | Arte & Cultura

Dan Fante visita L´Aquila

di Goffredo Palmerini*

Dan Fante ce lo aveva promesso a Los Angeles, a gennaio dell’anno scorso, parlando con Gabriele Lucci, con il Sindaco dell’Aquila e con me, che quando fosse venuto in Italia sarebbe venuto all’Aquila a trovarci. Avevo cercato un contatto con lui per il tramite dell’Associazione Abruzzese e Molisana di Los Angeles, e costoro attraverso l’unione degli scrittori, per proporgli un incontro con la delegazione dell’Accademia dell’Immagine e dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila in missione in California, essendo desiderio nostro e del Sindaco della città capoluogo regionale rendere omaggio alla memoria del grande scrittore John Fante, suo padre, nato a Denver (Colorado) ma figlio d’un emigrato abruzzese di Torricella Peligna. Ma anche per conoscere lui, Dan Fante, scrittore anch’egli di successo. Non pensavamo di riuscirci. Invece fu una sorpresa vederlo entrare nell’aula magna della UCLA, prestigiosa università della metropoli californiana, dove Gabriele Lucci ed il prof. Robert Rosen, direttore del Dipartimento Cinema e Teatro, intervistavano lo scenografo Dante Ferretti, che due mesi dopo avrebbe ricevuto l’Oscar dall’Academy per il film “The Aviator” di Martin Scorzese. Ci fu un breve ma intenso incontro, alla fine dell’evento, nel quale Dan Fante rese subito testimonianza del suo amore per l’Abruzzo, del profondo legame con la terra degli avi. Fu molto felice di ricevere dalle mani del Sindaco dell’Aquila, Biagio Tempesta,  la medaglia della Municipalità, che riproduce l’antico sigillo della città.
Al suo sesto viaggio in Abruzzo, invitato da Valeria De Cecco che molto degnamente così ha voluto celebrare il decennale della rivista “Abruzzo Italia” di cui è direttrice editoriale, Dan ha voluto mantenere la promessa. Accompagnato da lei e dal giornalista Paolo Di Vincenzo, fine cultore della vita e delle opere di John Fante, martedì pomeriggio Dan ha fatto visita all’Accademia dell’Immagine, all’Istituto Cinematografico ed all’Abruzzo Film Commission, guidato da Gabriele Lucci, direttore generale dell’Accademia, alla scoperta delle strutture e delle attività che nel palazzo dell’Immagine si conducono. Attrezzature tecnologiche d’avanguardia, la Cineteca con le sue rare collezioni, la moviola diagnostica Catozzo, il fondo della Mediateca ricca di titoli, gli studi di montaggio, le aule ed i mezzi elettronici di dotazione, l’aula magna e le strutture di luci da set per la produzione, il settore editoriale in piena attività: tutto ha interessato la curiosità attenta e stupita dello scrittore. Si è complimentato con Lucci per i libri pubblicati, per l’alta qualità editoriale dei volumi. Una grande passione ha Dan per la settima arte, non solo perché scrive sceneggiature, ma ha dimostrato una grande conoscenza del settore e della storia del cinema. Insomma, è stato assai compiaciuto delle attività di queste Istituzioni e del loro valore culturale, lasciandone anche un apprezzamento autografo. Ci ha parlato d’un film di prossima produzione tratto da “Mooch” (Agganci, ed. Marcos y Marcos), uno dei suoi romanzi con una storia coinvolgente dai forti richiami autobiografici.
Era poco il tempo a sua disposizione, circa due ore. L’ora rimanente intendeva dedicarla ad una visita alla città, che vedeva per la prima volta. Prima tappa l’abbazia di Collemaggio. E’ entrato nella basilica, subito preso dall’incanto delle architetture gotico-romaniche. Gli ho parlato di Pietro Angelerio e quindi di papa Celestino V, della sua vita in un secolo travagliato, del suo messaggio spirituale e civile, dei simboli stessi del suo straordinario papato: l’opera di pacificazione, l’incoronazione nella sua chiesa di Collemaggio il 29 agosto 1294, il dono universale della Perdonanza – il primo giubileo della cristianità – e della Bolla istitutiva, la rinuncia alla tiara papale, infine la prigionia disposta da Bonifacio VIII a Fumone e la morte, due anni dopo. Di ogni cosa ha chiesto notizie e dettagli, specie sul proditorio trafugamento ad opera di alcuni monaci delle spoglie di Celestino, nel 1327, da Ferentino all’Aquila. Quindi s’è raccolto in silenzio dinanzi al mausoleo che conserva il suo corpo e poi alla Porta Santa. Della basilica ha ammirato ogni dettaglio: i rosoni, i dipinti di Karl Ruther con le scene di vita di Celestino, ha chiesto dei miracoli del Santo. Quando gli ho parlato del processo di canonizzazione, conclusosi in tempi rapidi con la santificazione, nel 1313, si è impressionato della grandezza spirituale dell’umile monaco e della popolarità del suo ordine. Poi ha soffermato la sua attenzione sul bel pavimento della basilica. L’ho incuriosito con la notizia del raggio solare che nel solstizio filtra dal rosone centrale e si sofferma in punti precisi, della singolarità di alcuni disegni costruttivi della basilica e del pavimento. Dell’interesse che stanno suscitando alcune relazioni con l’ordine dei Templari, delle analogie dell’Aquila con Gerusalemme. Penso che verrà ancora a Collemaggio. Per conoscere la spiritualità dell’Aquila, per scoprire meglio la storia di S. Pietro Celestino, e poi di S. Bernardino da Siena e S. Giovanni da Capestrano. Tornerà di certo, Dan. L’ho capito quando, risalendo la medioevale via Fortebraccio, ha rubato fugacemente con gli occhi la splendida facciata di pietra bianca di S. Bernardino, illuminata dal sole calante verso l’ incipiente tramonto.

* Managing Director dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila

 


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